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Disturbo della Condotta

Il Disturbo della Condotta   

Il Disturbo della condotta (DC) si caratterizza per il comportamento antisociale che hanno i bambini o gli adolescenti che presentano questa patologia,  Il DC può avere il suo esordio nell’età infantile, intorno ai 9 anni (esordio precoce) oppure nell’età adolescenziale, solitamente prima dei 16 anni. L’età di esordio è indicativa di una prognosi più o meno favorevole. Dopo di 18 anni la diagnosi è di disturbo antisociale di personalità.

Disturbo della Condotta

Caratteristiche principali

I diritti fondamentali degli altri e le norme del vivere sociale vengono costantemente violati. Questi ragazzi hanno un comportamento aggressivo, minaccioso o intimidatorio, possono essere fisicamente crudeli, spesso sono coinvolti in risse o colluttazioni fisiche, in tali circostanze è frequente il ricorso a armi o strumenti che possono arrecare gravi danni fisici. Vandalismo, raggiro, frode e furto sono comuni. Sul piano cognitivo ed emotivo questi soggetti hanno scarsa resistenza alla frustrazione, scarso autocontrollo, sono facilmente irritabili, hanno poca dimestichezza con i sentimenti e l’intimità interpersonale, non sanno provare empatia e per questo non tengono in considerazione i sentimenti e i diritti altrui, l’uso della violenza viene spesso spiegata e giustificati con ragionamenti distorti: “L’ho picchiato solo per dargli una lezione”, “gli altri mi hanno indotto a farlo”, “se lo meritava”, ecc. Possono essere insensibili e sottovalutare o volutamente ignorare, le conseguenze delle loro azioni. I sintomi tendono ad aggravarsi con l’età, il disturbo è più diffuso tra i maschi, che manifestano aggressività fisica, furto, spaccio e uso di sostanze, vandalismo; le femmine manifestano invece più frequentemente comportamenti come menzogne, fughe, uso di stupefacenti, prostituzione

Trasgressività adolescenziale o  devianza giovanile?

Occorre precisare che non tutti i ragazzi che hanno comportamenti devianti o commettono reati, lo fanno per un sottostante disturbo psicologico, perché sia così occorre che siano osservati alcuni criteri  quali la ripetitività, la persistenza, il tipo e il numero di comportamenti problematici e la compromissione del funzionamento sociale, scolastico o lavorativo. Inoltre la diagnosi dovrebbe essere applicata solo, quando il disturbo in questione è sintomatico di un malfunzionamento interno, e non una risposta difensiva di fronte a stress evolutivi o ambientali come per esempio vivere in ambienti molto poveri o in luoghi in cui viene costantemente minacciata la propria incolumità.

Cosa fare

Anche il disagio che non si esprime attraverso il linguaggio psicopatologico deve essere attentamente considerato, dietro alcuni preoccupanti comportamenti si cela un’implicita richiesta di aiuto. Per prevenire il passaggio dalla trasgressività adolescenziale alla vera e propria devianza giovanile, è necessario che gli adulti che vivono in contatto con i giovani riescano a decodificare il loro bisogno e a strutturare una risposta ponderata e tempestiva.

E’ da sottolineare che i bambini o gli adolescenti cui è fatta diagnosi  DC possono differenziarsi notevolmente fra loro per il livello di gravità dei comportamenti e delle manifestazioni aggressive. Il riconoscimento dei diversi livelli di gravità e l’individuazione dei comportamenti problematici è il primo passo da fare per delineare un progetto di intervento.

E’ fondamentale che l’intervento si strutturi precocemente e su più piani: personale (aspetto comportamentale, cognitivo, emotivo, affettivo e motivazionale) ambientale (famiglia, scuola o ambiente lavorativo) e, là dove c’è stata una frattura, agire per costruire una reale possibilità di reinserimento e riprogettazione di sé e del proprio futuro.

Numerosi studi ci dimostrano che importanti risultati si possono ottenere con ragazzi con questa tipologia di problemi.

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