Come l’insegnante può aiutare efficacemente il bambino con Disturbo Specifico di Apprendimento

 di Rossana Isgrò

 

“ Se il bambino trova il sostegno dell’adulto nei suoi primi

tentativi di padronanza ottiene rinforzi positivi ed

approvazione, interiorizza un sistema di

autogratificazione che lo porta a cercare sempre meno

l’approvazione esterna dell’adulto e a rinforzare da solo i

propri tentativi di padronanza”

Harter (1978,1982)

 

L’ insegnante spesso è la prima persona che si accorge del problema, quindi il suo intervento è cruciale.

E’ importante che l’insegnante non liquidi il problema attribuendolo pregiudizialmente a scarsa intelligenza,  a povertà dell’ambiente culturale o ad altre cause. Se l’insegnante ha dei dubbi, deve suggerire alla famiglia di rivolgersi ad uno specialista o ad un centro diagnostico competente.

E’ importante altresì sapere che il ragazzo dislessico non ha un handicap, ma solo un diverso stile di apprendimento e deve far parte come tutti del gruppo classe. L’insegnante, anche se non può attuare interventi individuali di riabilitazione specifica, deve tener conto del problema e agire in maniera coordinata con gli operatori sanitari e i genitori.

Alcuni suggerimenti utili alle insegnanti nella gestione di un bambino dislessico:

 Prestate attenzione ai sentimenti del ragazzo, spingendolo a parlare dei suoi vissuti, premiando lo sforzo e non solo il “risultato”, incoraggiandolo ed aiutandolo a darsi obiettivi realistici.

 Il bambino/ragazzo deve trovare un ambito in cui avere successo: ha infatti bisogno di riconoscere le proprie capacità e di poterne gioire. In alcuni casi i punti di forza sono evidenti e l’autostima è salvaguardata; altre volte le risorse sono meno visibili.

Non tutti i ragazzi dislessici sono uguali. Fate sapere al ragazzo che voi siete interessati alla sua difficoltà.

Fissate obiettivi concreti e realistici, un apprendimento senza errori è per il dislessico molto improbabile.

Predisponete un percorso educativo in base al livello del disturbo, agli obiettivi, all’uso degli strumenti compensativi e dispensativi, ai criteri di valutazione necessari all’allievo.

 Mettete a punto strategie didattiche adeguate in quanto gli alunni con DSA richiedono un input didattico adatto alle loro caratteristiche.

Siate più flessibili ed accettare le differenze di prestazione nei diversi contesti funzionali.

Valutate i contenuti e non la forma delle sue produzioni.

Applicate le misure dispensative e far usare all’allievo gli strumenti compensativi adatti.

Dategli tempo per organizzare i suoi pensieri e completare il suo lavoro, egli può avere bisogno di tempo supplementare per varie attività e la fretta non lo aiuta.

Ricordatevi che al ragazzo dislessico occorre molto tempo per eseguire i compiti a casa (se possibile, datene meno).

I compiti a casa dovrebbero contenere occasionali elementi di scoperta o lasciare conclusioni strutturate per motivare e interessare la mente creativa dell’allievo dislessico.

Si conduca ogni sforzo per costruire la fiducia del ragazzo attraverso lo sviluppo delle sue attitudini superiori in campi quali: la musica, lo sport, il design, la tecnologia, la scienza, la recitazione.

 Evitate di definirlo lento, pigro, stupido; non confrontate i suoi compiti scritti con quelli di altri.

Non gli si chieda di leggere ad alta voce in classe, a meno che non sia lui stesso a chiederlo.

Le sue abilità dovrebbero essere giudicate più sulla base delle sue risposte orali che di quelle scritte.

Fissate interrogazioni e compiti programmati.

 Evitate la sovrapposizione di compiti e interrogazioni di più materie.

 Evitate di richiedere prestazioni nelle ultime ore.

 Controllate la gestione del diario

Istituite un produttivo rapporto scuola e famiglia.