Come si sentono i bambini con dislessia evolutiva

 di Rossana Isgrò

 Durante i primi anni di scuola, ogni bambino deve risolvere i conflitti tra un’immagine di sé positiva e i sentimenti di inferiorità, se i bambini riescono a scuola, essi svilupperanno sentimenti positivi su se stessi e penseranno di riuscire nella vita. Se i bambini vanno incontro ad insuccessi e frustrazioni continue, essi si fanno l’idea di essere inferiori agli altri e che i loro sforzi non diano risultati. Invece di sentirsi adeguati e produttivi, essi apprendono che è l’ambiente a determinare la loro vita. Si sentono dunque inadeguati e incompetenti.

Quando il dislessico riesce, tende ad attribuire il proprio successo alla fortuna; quando fallisce, semplicemente si considera un incapace e dunque si autoattribuisce l’insuccesso.

Questi sentimenti di inferiorità si stabilizzano attorno ai 10 anni; dopo questa età, diventa estremamente difficile aiutare il bambino a sviluppare un’immagine positiva di sé.

Uno studio recente ha evidenziato come i disturbi di esternalizzazione (oppositivo provocatori e i disturbi della condotta) sono più frequenti nei dislessici maschi.

Nelle bambine con Dislessia Evolutiva invece sarebbe più frequente la presenza di quadri depressivi, mentre l’ansia sarebbe comune ad entrambi i sessi.

I fattori coinvolti sono molteplici, tra le quali, la gravità del DSA non costituisce probabilmente quello più importante.

Le frasi spesso ambivalenti, pronunciate dai bambini e dai ragazzi con dislessia evolutiva ci indicano alcuni dei meccanismi più frequenti nel percorso che porta dalla “normale “ sofferenza associata al disturbo alla strutturazione di un disturbo psicopatologico.

“Fino a che età dovrò andare a scuola? Voglio essere come gli altri. Da solo non so fare i compiti. Quando leggo, io capisco ma gli altri no. Non mi piace leggere. Mi secca essere aiutata dalle amiche. Non voglio fare i compiti”.

La cosa più difficile per molti bambini è capire, riguardo al loro iter scolastico, cosa dipende da loro e dal loro impegno e quanto e cosa dal disturbo di lettura.

Importanti sono anche: una segnalazione tardiva, la discontinuità nella storia scolastica e nelle relazioni educative; poi ci sono le variabili personali, come le modalità di elaborazione dei conflitti e l’organizzazione di personalità, così come il ruolo che il DSA gioca nel processo di identificazione, o le variabili ambientali (famiglia e società).

Si strutturano così alcune caratteristiche psicologiche dei bambini con DSA:

– sentirsi cronicamente inadeguati;

– immaturità sociale;

– difficoltà ad interpretare gli stimoli sociali;

– insensibilità al linguaggio corporeo degli altri e difficoltà a mantenere la distanza personale necessaria nelle interazioni sociali;

– problemi di funzionamento del linguaggio orale (balbuzie, risposte ritardate, disnomia);

– difficoltà a ricordare l’ordine degli eventi;

– difficoltà spazio-temporali;

– difficoltà di pianificazione;

– performance fluttuanti;

Così come si strutturano relazioni con adulti con i seguenti comportamenti:

· Voler fare tutto come gli altri

· Non saper chiedere aiuto

· Chiedere sempre conferme esterne

· Essere pigro, sfaticato

· Opporsi a tutte le richieste

· Non voler fare da solo

· Autovalutazione sempre estrema

· Essere provocatorio, disinteressato

 I principali problemi sociali ed emotivi di un ragazzo con Disturbo Specifico di Apprendimento sono:

 • Frustrazione: è determinata dall’incapacità di tali alunni (che sottolineiamo ancora, hanno un’intelligenza nella norma) a soddisfare le aspettative. I loro genitori e gli insegnanti vedono un bambino intelligente ed entusiasta che non riesce a imparare a leggere e a scrivere. Sempre più spesso i dislessici e i loro genitori si sentono ripetere: ”eppure è così intelligente, se solo si impegnasse di più”. Ironicamente nessuno sa quanto duramente i bambini dislessici ci provino.

 • Ansia: spesso la costante frustrazione e confusione a scuola rende questi bambini ansiosi. L’ansia è esacerbata dalla disomogeneità che caratterizza il quadro della dislessia. L’ansia fa sì che i bambini evitino tutto ciò che li spaventa e spesso insegnanti e genitori interpretano questo comportamento come pigrizia. Così, la scarsa propensione del dislessico a partecipare alle attività scolastiche o ad impegnarsi nei compiti a casa è spesso riconducibile più all’ansia ed alla confusione che all’apatia. L’ansia è il più frequente sintomo emotivo riportato dai dislessici adulti. I dislessici diventano paurosi a causa della loro costante frustrazione e confusione a scuola.

 Poiché essi hanno la tendenza ad anticipare il fallimento, vivere nuove situazioni può provocare una forte ansia.

 • Rabbia: la frustrazione può provocare rabbia. Il bersaglio della rabbia può essere costituito dalla scuola, dagli insegnanti, ma anche dai genitori e dalla madre in particolare. Talvolta, il bambino tiene a freno la propria rabbia a scuola, al punto da diventare estremamente passivo; poi, una volta al sicuro nell’ambiente domestico, questi potenti sentimenti irrompono.

 Altre volte, invece, manifesta la sua rabbia nell’ambiente scolastico, attuando comportamenti di tipo reattivo (aggressività, opposizione, provocazione, rifiuto).

Mentre per un genitore può essere difficile gestire queste situazioni, spesso, il tutoraggio da parte di coetanei o di ragazzi poco più grandi può rivelarsi uno strumento efficace di intervento e di aiuto. La frustrazione provata a scuola dallo studente con DSA può frequentemente provocare rabbia.

  • Immagine di sé negativa: durante i primi anni di scuola ogni bambino deve risolvere i conflitti tra un’immagine di sé positiva e i sentimenti di inferiorità, provocati dalle difficoltà nell’apprendimento. I bambini dislessici, infatti, andando incontro ad insuccessi e frustrazioni, si fanno l’idea di essere inferiori agli altri bambini e che i loro sforzi facciano poca differenza; spesso si sentono inadeguati ed incompetenti.

 • Depressione: i bambini dislessici sono ad alto rischio di provare intensi sentimenti di dolore e sofferenza. Forse a causa della loro bassa autostima, i dislessici temono di sfogare la loro rabbia verso l’esterno e quindi la rivolgono verso se stessi. La depressione è una complicazione frequente nei soggetti con Dsa (incidenza del 25-35%, contro il 10% nella popolazione normale).

 I bambini con questo tipo di difficoltà sono ad alto rischio di provare intensi sentimenti di dolore e sofferenza.

E’ improbabile che il bambino depresso sia letargico o dichiari la propria tristezza; al contrario, può diventare più attivo e comportarsi male per mascherare i sentimenti di dolore.

I bambini depressi tendono ad avere pensieri negativi su se stessi (prevalenza di contenuti di inferiorità e di vulnerabilità), sul mondo che li circonda e faticano ad immaginare un futuro positivo. Inoltre, sviluppano la percezione di uno scarso potere di controllo sul proprio ambiente e sul proprio destino; pertanto le capacità cognitive di apprendimento vengono viste come qualcosa che sfugge alla possibilità di controllo e di conseguenza si giunge a sottostimare il ruolo dell’impegno e dello sforzo ed a disinvestire dal compito.

 • La vergogna: nasce nel non riuscire a fare come fanno gli altri, nel sentirsi diversi e pertanto inferiori, nel temere il giudizio di compagni, insegnanti e genitori, nell’osservare la propria prestazione di livello basso rispetto ai canoni richiesti di tempo, correttezza e forma. Leggere di fronte agli altri per un bambino dislessico è umiliante; come lo è anche non riuscire, nonostante l’impegno, a memorizzare calcoli e tabelline.

 • La paura: nasce dal temere le continue difficoltà che si trovano ad affrontare. I bambini con dsa si trovano in un ambiente scolastico che è loro ostile per struttura: fatto di scritte, di numeri e di lettura: luogo di sfide ed insidie. Sempre attenti a compensare la loro disabilità strutturano caratteri ansiosi e tesi, che cercano di controllare il più possibile la realtà che li circonda, con lo scopo di evitare scivoloni e di adeguarsi al gruppo.

 • L’apatia: poiché non si ottengono i livelli degli altri, non ci si sente compresi, ogni sforzo sembra inutile, a che giova impegnarsi? Meglio lasciar perdere ed anzi, scivolare in una specie di auto anestesia.

 Come ogni altra condizione di disabilità, le difficoltà di apprendimento hanno un notevole impatto sulla famiglia del bambino. Tuttavia, dal momento che si tratta di una disabilità invisibile, i suoi effetti sono spesso sottovalutati.

 La dislessia si ripercuote sulla famiglia in diversi modi:

 – i genitori possono negare l’esistenza del problema;

 – possono pensare che, se il figlio ci mettesse più impegno, ce la potrebbe fare;

 – nel caso siano stati a loro volta dislessici, possono rivivere, attraverso l’esperienza del figlio, i loro stessi insuccessi scolastici e frustrazioni.

 – possono collaborare od essere ostili alla scuola.