DISGRAFIA E DISTURBI OCULOMOTORI

La disgrafia rientra nei disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) insieme alla dislessia, alla discalculia e alla disortografia.

La disgrafia si inserisce nel quadro delle difficoltà grafomotorie e si presenta quando il bambino ha una grafia poco chiara, disordinata e difficilmente comprensibile: si tratta di una difficoltà di scrittura che riguarda sia la riproduzione di lettere che di numeri.

Sono molte le segnalazioni che giungono ai centri specialistici durante il primo ciclo elementare a causa di una brutta scrittura. E’ stato stimato che il 5-20% dei bambini in età scolare presenta una motricità fine non ottimale, che può tradursi in disturbo di scrittura.

Le competenze specifiche per un corretto sviluppo della scrittura sono le abilità visuo-spaziali e le abilità motorie. Le prime sono necessarie per riconoscere e memorizzare le forme dei diversi grafemi e per rispettare la disposizione spaziale di lettere e parole all’interno della pagina. Mentre si scrive è infatti necessario rispettare le dimensioni, le proporzioni, gli spazi, le distanze e le diverse zone all’interno della pagina.

Le abilità motorie sono invece fondamentali per compiere fisicamente i movimenti della scrittura, in particolare i più coinvolti sono incisione, iscrizione e progressione; il tutto deve essere coordinato e ben controllato. I prerequisiti necessari per compiere questi gesti sono la stabilità della spalla, la presa a pinza superiore, uso isolato delle dita, modulazione della forza, integrazione e monitoraggio.

I bimbi con disgrafia possono essere oggetto di scherno da parte dei compagni perché spesso risultano essere bambini goffi, impacciati e con scarse capacità di coordinazione. Alla disgrafia infatti può essere associata la disprassia che rende la difficoltà di organizzare il movimento un problema non solo per la scrittura, ma che coinvolge tutto il corpo e l’azione del bambino.

Oltre al problema circoscritto si possono innescare dunque anche una serie di problematiche emotive e sociali che non aiutano il piccolo a crescere seguendo uno sviluppo sano e sicuro.

È da queste considerazioni che nasce l’importanza di una presa in carico globale, che non si limiti al solo problema specifico, ma che vuole accogliere il bambino nella sua complessità e che dunque vuole anche risalire alle cause del disturbo.

Da questa impostazione discende dunque anche il possibile coinvolgimento di una figura esterna al centro di riabilitazione e l’invio dei bambini ad un’ortottista, con la richiesta di aiutarci a capire se oltre al disturbo disgrafico è presente anche un problema oculomotorio che può aver scatenato o aggravato la condizione diagnostica del bambino.

Da recenti studi è emersa infatti una frequente correlazione tra la disgrafia e alcune problematiche di pertinenza visiva.

In conclusione la disgrafia è un sintomo complesso di cui vanno indagate le differenti eziologie; la prevenzione, le indagini diagnostiche accurate e la presa in carico anticipata sono dunque dei validi “alleati” del bambino in quanto possono aiutarlo nello sviluppo dei prerequisiti necessari per il corretto apprendimento della scrittura.